Artigiani digitali

Patrizia Cinti

Le professioni trovano la loro fonte di identificazione e progettazione con un riferimento diretto al processo di lavoro, alle attività che per essere esercitate richiedono l’azione di persone in possesso di competenze adeguate, certificate e riconosciute. E per questo rischiano l’obsolescenza, in particolare in contesti produttivi come quello attuale, sottoposti a innovazioni scientifiche e tecnologiche costanti e talvolta repentine. Ancora di più, questo rischio di obsolescenza colpisce i “mestieri” tradizionali, compresi quelli artigiani, che affondano radici antiche e robuste in saperi consolidati nel tempo e basati su capacità manuali oltre che cognitive.

E’ così che nella società della conoscenza diventa necessario progettare professioni ampie e robuste con intrinseca capacità di innovazione, a banda larga, come un centro di gravità relativamente stabile di mestieri e professioni specialistici simili, confinanti o tangenti e a rischio di obsolescenza. Le professioni a banda larga hanno un perimetro ampio, che consente una permanenza dell’identità professionale malgrado l’inevitabile cambiamento di ruoli, percorsi, processi formativi che una persona può realizzare nella sua vita lavorativa. Le professioni a banda larga sono riconoscibili e riconosciute nel sistema socio-economico, sono robuste perché non legate ad una singola specializzazione e sono gestibili con percorsi di formazione e sviluppo formali e non formali.

È in questo contesto che il mito dell’artigiano tradizionale rischia di scomparire. Ma è sempre in questo contesto che l’artigiano tradizionale, che svolge un mestiere legato ad un sapere “antico”, può essere ridefinito come un artigiano digitale, quindi un lavoratore della conoscenza che:

  • possiede capacità pratiche e specialistiche storiche e tradizionali, che però integra sempre di più con conoscenze specialistiche digitali, in particolare conoscenze e abilità informatiche, uso di tecnologie digitali, uso di social media, capacità di networking
  • integra le competenze specialistiche e tecniche con le competenze trasversali indispensabili nel lavoro che si fa sempre più condiviso, come le capacità di lavorare in gruppi dentro e fuori le organizzazioni, di innovare costantemente il suo processo e il suo prodotto, di negoziare con altre professioni, di costruire reti con fornitori e clienti, di comunicare utilizzando mezzi differenti, ecc.
  • basa la sua azione su motivazioni di tipo intrinseco, fondate sui valori tradizionali della sua professione, che però ampia con motivazioni di tipo estrinseco, fondate su modelli di relazioni sociali più ampie agite nelle comunità di pratica.

Le questioni essenziali per l’artigiano digitale possono essere allora tre:

  • quella della relativa condivisione della conoscenza, contro l’eccessiva segretezza del mestiere posseduto
  • dello sviluppo e innovazione continui delle proprie competenze professionali, comprese quelle digitali, contro la tradizione come mera conservazione delle abilità personali
  • della comunicazione efficace in presenza o mediata dalle tecnologie.

Come ogni lavoratore della conoscenza l’artigiano digitale ha consapevolezza del fatto che il suo lavoro, pur se posseduto personalmente, non è basato su una conoscenza finita e indivisibile, ma su un sapere continuamente innovato e sensibile alle innovazioni digitali e ai principi della sharing economy.

Fonte: Patrizia Cinti, “Professioni a banda larga. Valorizzare la condivisione della conoscenza”, in Nico Bortoletto, Maria Caterina Federici (a cura di), Lo sviluppo endogeno e i saperi tradizionali come risposte alla crisi, Franco Angeli, 2013

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